Como-Cosenza: il commento

Carmine Calabrese

Carmine Calabrese

Vedere giocare (scusatemi la battuta) il Cosenza, fa più tenerezza, che pena. E nemmeno mi fa più rabbia assistere a prestazioni che, di agonistico, caratteriale, tecnico, sportivo e tattico, non hanno, davvero, niente. Anche oggi il Cosenza ha fatto il suo dovere, decubertiniano. Sì, perché ormai da diverse settimane, chiunque indossa la maglia rossoblù sembra entrare in campo più per “imposizione” del calendario che, per voglia di rappresentare e “salvare” l’onore sportivo di una squadra, la passione della tifoseria, i sacrifici della società e la dignità calcistica di un’intera città.

Pierpaolo Bisoli, chiamato al “capezzale” di questo “malato” in eterna convalescenza, in appena tre giorni, non poteva fare nessun miracolo. In tre giorni, non per peccare di blasfemia, l’unico miracolo è riuscito a Cristo. Il neo tecnico, arrivato in riva al Crati, con la voglia di riprendersi la scena e risentire l’adrenalinica scossa della panchina, dovrà lavorare davvero tanto. Sarà più un lavoro sulla testa e sulle motivazioni degli uomini che ha in organico che sulle qualità tecniche e tattiche della sua rosa. A Como, contro una squadra organizzata ma non certo imbottita di fenomeni e affetta da tre mesi da una forma allergica alla vittoria in casa, ha cercato di contenere i danni, schierando una formazione accorta che, cercando di sfruttare difesa e contropiede, ha provato a ritornare a casa con un punto. Che avrebbe fatto più morale che classifica. Ma le buone intenzioni sono rimaste tali.

Sono rimaste, insomma, belle idee fissate sulla lavagna. Peccato. Se dovessi associare i giocatori del Cosenza e Bisoli ad una scuola, l’unica immagine che mi viene in mente è quella del tecnico che, come un professore, mentre “spiegava” la lezione tattica, le posizioni da mantenere e i movimenti da effettuare sul campo, i suoi nuovi “alunni” si divertivano a giocare con la cerbottana o a “pavoneggiarsi” sui social.

Ora il derby, un tristissimo derby. Da ultima spiaggia. L’unica speranza è che, anche a Crotone, il Cosenza non vada con una goliardica atmosfera da “scolaresca” in gita. Di piacere.

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