Il mercato senza “appeal” del Cosenza

Riccardo Tucci

Riccardo Tucci

Il calciomercato del Cosenza sta diventando, o lo è già diventato, la barzelletta d’Italia. Partiamo dalla sconfitta interna contro il Pisa; da allora si diceva che, IMMEDIATAMENTE, all’apertura del mercato andava rinforzata la rosa, visto che prima della gara con l’Ascoli c’era il tempo per far ambientare i nuovi arrivati. Arrivano Hristov e Liotti, secondo me due ottime scelte, oltre che due seri professionisti e sembra che tutto inizi per il meglio ma poi?? La ridda di voci si fa via via sempre più ampia, Paganini, Asencio, Tribuzzi, Bianchi, Da Cruz, Mazzocchi, D’Angelo, Minchev, D’Urso, Di Pardo e l’incredibile vicenda di Casasola, che Occhiuzzi da per fatto, e scusatemi se ne ho saltato qualcuno. Adesso escono fuori il croato Jakolis, il kossovaro Voca (ultima gara disputata il 25 aprile), Kongolo e per ultimo Larrivey. Premesso che non ho nulla contro i singoli calciatori arrivati, o probabili arrivi a Cosenza, anzi, ma è innegabile che il famoso “appeal” di cui parlava Trinchera, ancora non c’è, e non potrebbe essere diversamente visto quello che il Cosenza sta combinando negli ultimi anni. Non ci vuole molto a raccogliere gli umori della tifoseria, basta fare un giro sui social ed il quadro è chiaro e come dare torto al tifoso rossoblù: anni di promesse disattese (il cielo è rossoblù, campionato ambizioso e di vertice, un mercato importante ecc.). Intanto il tifoso assiste (perché, ahimè, il tifoso va al campo ad assistere), ad un continuo sprofondare ed è anche consapevole del progressivo disfacimento del suo patrimonio di amore verso questa squadra, non a caso, sabato scorso, a fine primo tempo, mi era venuta la voglia di andarmi a sedere in macchina, almeno stavo al caldo. Quello che è più disarmante è la naturalezza con cui si prende atto dei continui rifiuti dei calciatori di venire a Cosenza, come se fosse una cosa scontata che le “trattative” non vadano in porto, tra l’altro, nella più totale indifferenza di una proprietà che è sempre moralmente più lontana dalla classe giornalistica, da questa città, dalla tifoseria, dei quali (tutti) ignora qualsivoglia tentativo di dialogo; scivolano come gocce di pioggia su un impermeabile le contestazioni, le richieste di confronto e tutto ciò che potrebbe essere un contradditorio. Ormai è come giocare a porte chiuse, i tifosi disertano gli spalti, i giornalisti disertano la sala stampa e tutto scorre come se niente fosse. Vorrei uno scatto d’orgoglio da parte di qualcuno, vorrei che il tecnico mandasse a quel paese tutto, vorrei che il DS mandasse a quel paese tutto, ma è mai possibile che nessuno ha un minimo di amor proprio? Eh si … ci vogliono gli attributi per fare una cosa del genere, e non è da tutti, l’unico scatto di orgoglio è venuto da quelli che ormai non ne possono più, quei tifosi che ci hanno provato fino all’ultimo a spronare la società e la squadra.
La cessione degli ultimi reduci della promozione è anche un segnale di distacco dal passato, forse nella testa di qualcuno significa voler aprire una nuova porta, ma il problema è che da quella porta non vuole entrare nessuno.
Mancano quattro giorni alla chiusura del mercato, aspettiamo ma per favore abbiate rispetto per Angelo Corsi, non mandatelo via come una scarpa vecchia, non lo merita per nessun motivo.
Chiudo con una citazione, citando me stesso: “se nascevo a Madrid sarei stato tifoso del Rayo Vallecano”

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