Cosenza, c’è da lavorare. Ancora tanto

Carmine Calabrese

Carmine Calabrese

Un punto. Ma quanta sofferenza. Quanta paura. Che i “mali” del Cosenza non fossero dell’esonerato Marco Zaffaroni è apparso abbastanza evidente, anche oggi. Anche a Pordenone, infatti, nonostante il ritorno di Occhiuzzi (tornerà ad essere il “figliol prodigo?) e un sostanziale cambio modulo, i Lupi, hanno dimostrato i limiti di sempre.

Limiti non tanto e non solo di condizione fisica, ma di tenuta mentale, caratteriale e di approccio alla partita. Il Pordenone, nonostante “l’ammutinamento Covid”, una condizione di classifica disperata e l’esigenza di dover fare, a tutti i costi, risultato per “vedere” ancora la B, ha fatto una gara tutta all’attacco e ha mostrato di avere più grinta, più cattiveria, più coraggio.

E’ stata, per oltre 70 minuti, più squadra. Occhiuzzi, come detto, mandato in “soffitta” il 3-5-2, ha scelto una formazione votata all’attacco, schierando contemporaneamente Caso, Gori e Millico, confermando Tiritiello, Rigione e Venturi terzetto difensivo, fidandosi di Palmiero e Carraro in mezzo al campo e lasciando ad Anderson e Situm il compito di “far male” sulle fasce. Oltre al modulo, è cambiato anche il portiere: Vigorito, infatti, messo ko da un risentimento muscolare, ha lasciato i guantoni da titolare a Matosevic. Certo, a discolpa del trainer di Cetraro, c’è il fatto che, in appena tre giorni, non potesse avere la “cura” per guarire il Cosenza.

I Lupi, infatti, ancora una volta, hanno dimostrato di avere più paura di sé stessi che, dell’avversario di turno. Anche al “Teghil” i rossoblù hanno mostrato quel timore riverenziale che, sistematicamente, porta all’errore. Il vantaggio dei “ramarri”, infatti, parte dal fallimento di un’azione di contropiede, con Anderson (inguardabile, ndc) che perde palla al limite dell’area di rigore avversaria e da il via al contropiede dei padroni di casa che, con la complicità di Situm, si ritrovano dagli undici metri. Che regalo.

Butic s’incarica del penalty e il Pordenone si ritrova in vantaggio. L’1-0, come detto, è più merito di Anderson e Situm che delle trame degli uomini di Tedino. Nel secondo tempo, Occhiuzzi, manda dietro la “lavagna” l’ex Salernitana per affidarsi a Corsi. Nonostante l’avvicendamento, però, la musica non cambia. Il Pordenone insiste e solo per questione di precipitazione e mira, non si regala un sabato da ricordare. I sussulti, d’orgoglio, d’inerzia e di “pancia” dei Lupi, si intravedono, verso il 60′, quando Occhiuzzi cambia nuovamente modulo, facendo entrare Boultam e Pandolfi al posto di Caso e Gori. Boultam, infatti, dà vivacità alla manovra, rende più fluido il giro palla e Pandolfi, giocando in velocità e usando un po’ di furbizia e freschezza, determina il rosso di Barison.

Il Pordenone, ridotto in 10, chiude tutti gli spazi. Per rivedere il Cosenza, ci vuole il 72′. E’ l’ingresso di Florenzi al posto di Venturi a dare “ossigeno” ai Lupi. Insisti, insisti, il Cosenza trova il gol. E’ il 78′, dopo una discesa Corsi “pesca” Situm poco fuori area. L’ex reggina ha il tempo di calciare al volo. Capolavoro. 1-1.

Il Cosenza ci crede e si lancia alla ricerca del raddoppio che, solo per una svista collettiva di arbitro e Var, nega un rigore a Florenzi. Dopo 5’ di recupero, Marco Piccinini di Forlì, dice che può bastare. I Lupi, dopo Perugia e Parma, trovano un altro punto. Che, se fa un po’ classifica, forse, fa tanto morale. Occhiuzzi sa bene di dover lavorare. Tanto. Ora il Pisa. Con un punto in più e Vigorito in meno.

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