Cosenza: cronaca di una figuraccia. Prevedibile

Carmine Calabrese

Carmine Calabrese

Tempo scaduto. La partita di oggi, doveva essere la gara della “rinascita”, dell’orgoglio e del “siamo affamati, come Lupi”. E, invece, sappiamo bene tutti com’è andata a finire. Anche la sconfitta interna contro la Cremonese (la terza consecutiva in casa, ndc) è un altro “suicidio” perfetto.

Come, già successo contro Reggina e Spal al “Marulla” e come avvenuto a Benevento, Lecce e Monza. Il Cosenza, “sgretolato” fisicamente, confusionario tatticamente, fragile caratterialmente, per un altro sabato da dimenticare, si è “consegnato” all’avversario, alzando bandiera bianca. Una resa, senza condizioni. E, peggio ancora, senza attenuanti. Cosa sia successo all’interno della squadra, appare, sempre più, un intricato mistero. Difesa colabrodo, centrocampo senza idee, attacco evanescente. Senza dimenticare Marco Zaffaroni che ci sta mettendo anche tanto del suo.

Dopo il fallimentare “esperimento” di Florenzi, schierato quinto di centrocampo con compiti anche di copertura a Monza, oggi il mister, confidando, forse, in una prova tutto cuore, orgoglio, passione e “palle” dei suoi calciatori, si è affidato ad Anderson e al “capitano”. Ma, soprattutto l’ex Lazio e Salernitana ha “tradito” il tecnico, al pari di Palmiero (davvero irriconoscibile, ndc), lo stesso “compassato” Carraro, il “distratto” Tiritiello, nonché Caso, Venturi e chi è stato schierato dal 1′ o è entrato a gara in corso. Fare le pagelle, dopo quello visto in campo, lo considero superfluo, se non, addirittura, inutile.

Se Zaffaroni e la squadra, ormai da settimane, fanno quasi a “gara” per vedere chi sbaglia di più, è anche vero che, per l’ennesima volta, qualche distrazione arbitrale (Var compresa, ndc) e sfortuna, hanno avuto anche la loro parte. Il calcio, non per fare un discorso semplicistico, spesso, più che, di tattica, tecnica, carattere, moduli e pressing, è fatto di episodi.

Prendiamo, ad esempio, il 4’: Caso, s’invola in area e, a tu per tu con Carnesecchi, si fa “ipnotizzare” dal pipilet dell’Under 21 e calcia al lato. Errore imperdonabile. Peggio di un rigore in movimento. L’occasione sfumata, anziché caricare i Lupi, ha l’effetto contrario: minuto dopo minuto, infatti, i grigiorossi di Pecchia (indemoniato in panca, ndc) fanno la gara. Quasi della vita. Difesa perfetta, centrocampo organizzato e manovriero, attacco micidiale. Il Cosenza, anziché cercare di conquistare campo e cercare di prendere il “dominio” della zona nevralgica, si rintana in difesa, difendendo uno 0-0 che, classifica in mano, non sarebbe servito a nulla.

Nulla, come la prestazione fornita dai Lupi che, sono finiti per arrendersi alla Cremonese, non in virtù di un loro conclamato ed evidente strapotere economico, tecnico e tattico ma, solo ad una migliore cattiveria agonistica. La Cremonese, infatti, ha giocato da squadra. Come hanno fatto, precedentemente, il Benevento, il Lecce, la Reggina, la Spal. Il Cosenza, no.

Quando i Lupi, infatti, hanno deciso di essere “squadra”, hanno stracciato il Como, strapazzato la Ternana, “disarcionato” il Crotone e impaurito il Parma. Da quando il Cosenza ha smesso di essere “gruppo”, il campo ha fatto venire fuori tutti i suoi limiti. Tattici, tecnici e di personalità.

Anche Zaffaroni, c’ha messo del suo. Oggi, ad esempio, i cambi, sono stati “cervellotici”. Segno evidente di un mister in confusione.

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