Cosenza, basta essere così “masochisti”

Carmine Calabrese

Carmine Calabrese

Imbarazzanti, indifendibili, inconsistenti. E mi fermo qui. Non voglio anche io essere “complice” nell’attentato all’autostima della straordinaria tifoseria rossoblù. Di paure, dallo scorso mese di giugno e luglio, ne abbiamo prese anche troppe. Raccontare un 4-1, meglio ancora un “mortificante” 3-0 dopo appena 20 minuti di gioco, è un’impresa. Titanica.

Per riuscire a non far “urlare” di rabbia il tifoso che è in me, mi servirebbe la stessa calma di un saggio maestro zen o l’identica incrollabile fede di un monaco buddista alla perenne ricerca dell’illuminazione divina. Ma, mancandomi sia il tempo che la voglia, cerco di fare bene il mio dovere e offrire ai nostri affezionati lettori e ai colleghi della redazione, il mio opinabile e modesto contributo.

A Monza, più che il Cosenza, ha perso la “bussola” Marco Zaffaroni che, confidando troppo nell’effetto sorpresa, ha pensato bene di mettere in panchina Boultam, lanciare Florenzi dandogli anche compiti di marcatura, far rifiatare Caso concedendo una chanche a Millico e mettendo in campo una squadra che, sin dal fischio d’inizio, è apparsa poco convinta dei suoi mezzi e, ancora peggio, forse, già rassegnata alla “scoppola”.

E, come insegnano i “mentalisti”, se pensi negativo, il “karma”, prima o poi, te la fa pagare. E anche di brutto. E, infatti, dopo appena venti minuti di gioco, il Monza aveva già esultato tre volte sotto il settore dei suoi sostenitori, raccogliendo l’applauso di tutto lo stadio. Dando per scontata la forza tecnica, caratteriale e tattica dei brianzoli, mi chiedo: che senso ha “consegnarsi” all’avversario, alzando le mani in segno di resa?

A saperlo, forse, anche stasera, ci saremmo tutti risparmiati, volentieri, un’ennesima avvelenata di fegato. Scusate, la mia parte tifosa, ogni tanto esce fuori. Provo a contenerla. Promesso. Il 4-1 di Monza, qualora ce ne fosse bisogno, dice molto di più: dice che la classifica, come già successo dopo la sconfitta interna contro la Spal, continua a far paura; dice, anche, che a Monza è andata in scena l’ennesima “scena muta” come già accaduto a Benevento, Lecce e nei primi 45′ a Parma; dice che, i numeri fanno ancora più spavento: 1 solo punto nelle ultime 5 partite, 15 punti in classifica e 24 reti subite, a fronte di appena 14 fatte.

E, come se non bastasse, l’Alessandria ha un solo punto meno dei Lupi. Guardando la partita di stasera, rivedendo mentalmente le trasferte di Benevento e Lecce, ricordando le scivolate al “Marulla”, contro Reggina e Spal, viene spontaneo congiungere le mani e affidarsi alla benevolenza misericordiosa del dio del calcio. Il post partita racconta che Marco Zaffaroni non si sia presentato in sala stampa. Al suo posto è intervenuto il diesse Roberto Goretti. L’assenza di Zaffaroni, potrebbe avere un’infinità di possibili spiegazioni. O, forse, qualcosa tra società, squadra, diesse e tecnico, si è rotta ed è difficile ricomporla?

Chissà. Di certo, questo Cosenza, al momento ha bisogno di trovare, subito, una cura per “guarire” dalle sue paure e dalle sue fragilità caratteriali, tecniche e tattiche. Da circa tre minuti, è iniziato dicembre e, per l’apertura del mercato ci vorranno ancora trenta giorni. Troppi, tanti per rimanere con le mani in mano e non provare a rimettere le cose a posto. Sarebbe imperdonabile. E’ uno “schiaffo” in faccia alla passionalità e all’amore di una tifoseria che sia in casa che in trasferta, sta facendo vedere numeri da serie A.

E’ una mancanza di rispetto da parte del tecnico e della squadra, anche nei confronti di Goretti che ha dato fiducia a Zaffaroni e ai vari Caso, Millico, Venturi, Rigione e via discorrendo. Sabato arriva la Cremonese. E bisognerà vincere. Senza se e senza ma. 

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