Il Cosenza si fa male da solo. Un’altra volta

Carmine Calabrese

Carmine Calabrese

Un passo indietro. La prestazione di grinta, orgoglio, carattere, cuore e cattiveria agonistica vista nel secondo tempo a Parma, aveva fatto pensare a tutti che, oggi contro la Spal, sarebbe stata una pratica, facilmente, “archiviabile”. Invece, il campo che, dei giudizi sommari, dei pronostici, delle aspettative e dei verdetti scontati, non ne tiene conto, ha detto altro.

Ha detto che la Spal oggi ha espugnato il “Marulla”. Non perché più brava, più organizzata, più forte, più fortunata o più aggressiva. No, solo perché in una delle poche occasioni da rete che ha avuto e si è saputa costruire, l’ha messa dentro. Ed è così, ed è anche per questo che la sconfitta di stasera, fa male. Al morale della tifoseria (sempre più protagonista in casa e in trasferta, ndc) e alla classifica dei Lupi che non possono permettersi cali di concentrazioni e amnesia caratteriali, perché dietro, escluso il Crotone, le altre sorelle “pericolanti” hanno cominciato a far punti.

Per la gara casalinga, Zaffaroni riconferma i 10/11 di Parma, ridando fiducia e una maglia da titolare a Boultam. Il modulo, è sempre lo stesso: quel 3-5-2 che, se finora, almeno tra le mura amiche, è stato determinante per far punti e dominare, oggi, così come con la Reggina, non ha permesso ai Lupi di evitare la seconda sconfitta consecutiva. Cosenza-Spal, ad essere sinceri, non è stata una bella partita. Men che meno, è stata emozionante. E’ stata una partita tra due squadre che, per diverse ragioni, hanno provato a mettere punti in classifica e allontanarsi dalle zone “rosse”.

Al Cosenza di Zaffaroni l’operazione non è riuscita. E, per essere obiettivi fino in fondo, non è per merito della Spal, per colpa del campo allentato, della pioggia che è caduta per tutti i novanta e passa minuti. No, è solo demerito del Cosenza che, per l’ennesima volta, ha deciso di fare una gara attendista, aspettando la Spal. Aspettando, aspettando che qualcosa succedesse (pochissime le azioni degne di finire appuntate sul taccuino, ndc) il primo tempo è finito sullo 0-0. Naturale pensare ad un secondo tempo, gagliardo, veemente, tutto cuore e grinta come quello del “Tardini”.

Invece, mettendo insieme la pioggia, il campo allentato, la giornata un po’ “ni” di Caso, la sofferenza fisica di Anderson, l’imprecisione di Gori, i secondi 45′, sono stati come i primi, se non per il gol del vantaggio di Pepito Rossi e per tante altre azioni dei Lupi, andate in fumo per errori di impostazione o per eccesso di frenesia. Il pomeriggio di Cosenza-Spal, insomma, si può raccontare così. E, farlo, fa davvero male.

Il Cosenza, lascia il “Marulla”, tra i fischi di chi, giustamente, sobbarcandosi trasferte chilometriche e sacrifici economici, vorrebbe vedere i Lupi fare davvero i “lupi” e sbranarsi gli avversari. Non c’è il tempo di analizzare, metabolizzare, digerire questa sconfitta. Martedì è di nuovo campionato. E, a Monza, bisognerà andare con l’elmetto in testa e la giusta concentrazione e rabbia agonistica. Per ripetere la prestazione di Parma ed evitare le “scene mute” di Benevento e Lecce. 

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