L’incantesimo spezzato

Carmine Calabrese

Carmine Calabrese

La delusione è tanta. Cosenza-Reggina, doveva essere la gara del riscatto, della riscossa e dell’orgoglio. La gara della “prova” da uomini, più che da calciatori. Doveva essere vinta, anche per “pagare pegno”, dopo le tre sberle di Lecce. Doveva essere vinta, non solo perché è un derby ma, anche, per dire al campionato: il Cosenza, c’è. Invece, siamo qui, a raccontare di una partita vinta dagli avversari, più per “demeriti” dei Lupi che, per la forza degli avversari.

Potremmo passare tutta la notte, anche i prossimi giorni, a chiederci: “e, se quel pallone perso a centrocampo, fosse stato controllato meglio”, “e, se avesse giocato Minelli”, “e, se Venturi”, “e, se, se, se, se, se”, non cambierebbe nulla. Anzi, ci faremmo solo del male e faremmo del male al Cosenza che, stasera, purtroppo, ha perso anche un po’ la convinzione di essere “protetto” dal e nel “Marulla”.

Va detto che, obiettivamente, visto l’organico del Cosenza, perdere con la Reggina, ci può stare. Ci può stare, perché, gli amaranto, hanno dimostrato di essere squadra, di saper essere cinici e spietati. Di avere coraggio, idee e gamba. E, non meno importante, di avere quella giusta cattiveria agonistica e quella personalità combattiva che, spesso, valgono molto di più della tecnica, della tattica, dei moduli e della qualità.

Anche stasera, gli “alibi” per Zaffaroni, non mancano: rinunciare in un solo colpo a anche a Bittante, Anderson e Tiritiello, è un “dazio” troppo alto da pagare per una squadra che, per come ha dichiarato lo stesso trainer rossoblù, è fatta da calciatori, alcuni dei quali, alla prima esperienza in cadetteria. Anche stasera, va evidenziato come, eccezion fatta per Benevento e Lecce (dove, per onestà intellettuale e per amore della verità, va riconosciuto che, si è giocato male e perso peggio, ndc) il Cosenza, ha cercato di fare la partita, provando a segnare. Forse Zaffaroni, anche lui consapevole dei limiti tecnici, tattici, caratteriali e temperamentali della sua squadra, ha sperato di “strappare” un punto che, visto l’avversario, sarebbe stato d’oro.

La Reggina ha fatto il suo dovere, giocando come sa, sfruttando le occasioni e mostrando i “muscoli”. Il Cosenza, invece, al di là dell’impegno, al di là del sacrificio, al di là delle buone intenzioni, non c’ha messo altro. Probabilmente, lo dicono i numeri, a questa squadra non dobbiamo, non possiamo chiedere di più. Probabilmente, questa squadra ha bisogno di ripartire, ritrovarsi, ricaricare le “batterie”, tanto mentali, quanto fisiche. Forse, dopo stasera, siamo tutti più convinti che la sosta, arriva come una “manna” dal cielo.

Da tifoso, così come da cronista, credo di non poter e dover gettare la “croce” su nessuno. I 14 punti, conquistati dal Cosenza, sono “oro”. Questa squadra, questa società, quest’allenatore, non hanno mai dimenticato di ribadire, ricordare all’ambiente che l’obiettivo è la salvezza. Per nostra fortuna, Alessandria, Crotone, Vicenza e Pordenone, sistematicamente, fanno peggio e sono “lontanissime” dai Lupi. Ma, è anche vero che, il Cosenza avrebbe ed ha bisogno di “aiuto”: l’assenza di Vaisanen, si sta facendo sentire più del previsto. Rigione, senza la vicinanza del suo gemello, sta facendo fatica a dare tranquillità alla retroguardia e sta trovando difficoltà nel “farsi capire” da Pirrello e Minelli o, com’è accaduto stasera, anche da Venturi.

La mancanza di Tiritiello, stasera, si è sentita. Così come, potremmo dire di un centrocampo che, quando Palmiero non è in vena, soffre e, il solo Carraro, non riesce a “guarirlo”. La sosta, appunto, arriva al momento giusto. E, considerando che, il mercato di riparazione è ancora lontano (ci vorrà gennaio) e che domenica prossima si va a Parma, Zaffaroni deve pregare e sperare che la fortuna, cominci a “strizzare” l’occhio al suo Cosenza.

Dai Cosenza, rialzati. Vogliamo vincere.

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